Un’idiozia in 140 caratteri

Alle 12:48 di questa giornata di Santo Stefano, il giornalista Dario Di Vico (link), in aria di “cazzeggio” come molti italiani, lancia su Twitter una domanda: Vi sono mancati i giornali di carta?. Passa qualche ora ed ecco subito la pubblicazione dei risultati di “quello che era un cazzeggio ed è diventato un mini-sondaggio”: (link).

L’analisi pungente e sofisticata del giornalista afferma che: I romantici, chiamiamoli così, sostengono che i giornali di carta sono un’abitudine irrinunciabile dell’inizio di giornata. “La prima cosa che penso quando mi sveglio” oppure “la mattina non vedo l’ora”, “non sapevo cosa leggere a colazione”. Ma questo non basta, e l’arguta ricostruzione del “mini-sondaggio” si conclude come segue: In molti hanno risposto con un NO secco e basta. In generale i contrari hanno argomentato pochissimo e in due-tre sono arrivati a lamentare i soldi pubblici dati ai giornali e sprecati.

Tra i “due-tre” c’è anche il mio Twitt delle 12:53: I giornali di carta non mancano a nessuno. L’informazione su carta è morta da tempo nonostante sia ancora pagata. @dariodivico | NZ.

Questione dei finanziamenti all’editoria a parte, che per la sua nota e stranota vergognosa esistenza merita trattazione distinta, le domande che meriterebbero risposta sono altre. In particolare: “Non sapevo cosa leggere a colazione” è forse un’argomentazione articolata, complessa e soddisfacente? E soprattutto, tralasciando l’ipocrisia e la demagogia giornalistica dimostrata, come si fa ad argomentare in 140 caratteri?

Caro Dario Di Vico, per le idiozie come la sua domanda ne basterebbero sicuramente anche meno.

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NZ – nathanzippo@msn.com

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Questione di fiducia

Tutti, di questi tempi, parlando di fiducia.

La fiducia della Comunità Internazionale, la fiducia del’Unione Europea, la fiducia dei mercati, la fiducia degli operatori finanziari, la fiducia parlamentare..

Come mai, viene da chiedersi, nessuno parla di “fiducia delle persone”?

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NZ – nathanzippo@msn.com

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Monologo sul Calcio

Perché amo il calcio?

Amo il calcio perché c’è un pallone e quattro pali a fare due porte.. e bisogna fare gol. Ed è così che Buenos Aires è come Milano, Mosca come Rio De Janeiro, Londra come Nairobi e Casablanca come Monaco; si potrebbe continuare.. e trovereste comunque uomini e bambini che sorridendo tirano calci ad un pallone.

Amo il calcio perché c’è una squadra in campo che corre, suda, vince e.. perde insieme, senza gerarchie; tutti con due gambe e tutti contro lo stesso numero di avversari, ad armi pari. Ed è così che la lotta è più democratica di qualsiasi intervento militare “umanitario” legittimo.

Amo il calcio perché c’è chi attacca, c’è chi difende, c’è chi costruisce e chi distrugge.. come nella vita. Ed è così che se gli elementi non si combinano e si amalgamano l’un l’altro allora non si va avanti.. come nella vita.

Amo il calcio perché quando quel pallone entra nella porta si ferma il tempo. Ed è così che gioia e disperazione nascono dallo stesso preciso istante e si manifestano nella loro più totale profondità.

Amo il calcio perché i bambini divengono uomini e gli uomini divengono bambini. Ed è così che le madri e le mogli lavano insieme le stesse magliette sudate.. con gli stessi colori e spesso con lo stesso numero dietro le spalle.

Amo il calcio perché quando entri in uno stadio.. la prima cosa che guardi è la curva, i tifosi, i colori e le coreografie. Ed è così che scopri quello che significa la parola “fede”, proprio nel “giorno di Dio”.

Amo il calcio perché è meritocratico, sul campo, e non ci sono raccomandazioni o santi in paradiso; o giochi o non giochi, o sei bravo o sei un mediocre. Ed è così che il calcio ha più dignità ed etica della società tutta.

Amo il calcio perché bianchi e neri vestono gli stessi colori ed insieme esultano sotto la stessa curva. Ed è così che solo un gol ti permette di abbracciare sinceramente lo sconosciuto al tuo fianco.

Amo il calcio perché anche se un campione “guadagna i miliardi”.. in fondo ne fa incassare altrettanti, che poi secondo le nostre “leggi moderne” significa “efficienza”. Ed è così che diviene più ignobile la politica, la televisione e spesso il cinema con i suoi ridicoli fuoriclasse inefficienti.

Amo il calcio perché se Giacomo Leopardi è un poeta.. allora lo è anche Roberto Baggio.

Amo il calcio perché quando ci si cuce addosso una maglia e i suoi colori.. sono per sempre. Ed è così che “si cambia moglie ma non si cambia squadra”.

Amo il calcio perché la televisione è una cosa.. ma la radio è un’altra. Ed è così che lo stadio diviene altra dimensione.

Amo il calcio perché in tutta sincerità il vero sogno di ciascuno di noi, nonché la gioia più intensa, è quello di segnare un gol. Ed è così che ho smesso di chiedermi, se mai me lo fossi veramente chiesto, perché milioni e milioni di persone si ritrovino ogni settimana a fissare per novanta minuti un rettangolo verde.

Per questo amo il calcio.. perché, nonostante tutto, vince sempre lo spettacolo.

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NZ – nathanzippo@msn.com

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Innovazione tecno-logica

Qualche anno fa affrontai nel mio lavoro di tesi (La Decrescia Economicail ruolo dell’innovazione tecnologica nella società della “crescita”, così come in quella della “decrescita”. Così scrivevo:

E se la questione centrale è rappresentata dalla co-evoluzione di preferenze e dematerializzazione, allora non può essere sottovalutato il ruolo svolto dall’innovazione tecnologica, dove per tecnologia viene inteso non solo l’aspetto semplicemente tecnico, ma più in generale il livello di conoscenza e organizzazione della società, nonché la complessiva intensità d’uso delle risorse ambientali. Un’innovazione tecnologica che, vincolata dal controllo sociale, deve essere finalizzata alla difesa, alla preservazione e alla rigenerazione del capitale naturale, abbandonando la falsa concezione secondo cui questo possa essere sostiuito dal capitale artificiale prodotto dall’uomo.

Sogni e speranze a parte, bisognerebbe integrare quanto sopra precisando che la vera innovazione tecnologica, nonostante possa comunque servirsene, prescinde totalmente dall’aspetto tecnico. Per questa ragione, in quanto “livello di conoscenza e organizzazione della società“, l’innovazione tecno-logica altro non è che la capacità di quella specifica società di risolvere problemi - qualora ovviamente vengano riconosciuti come tali – nella maniera meno onerosa a livello sociale, ambientale ed economico.

Ed ecco che imbattendomi in una foto su COLORS Magazine e il suo articolo correlato (link), viene da chiedersi.. o meglio da chiedermi:

Per quanto tempo ancora continueremo a concentrarci ed ubriacarci, tanto a parole quanto nei fatti, del mero “aspetto tecnico”? Quando i nostri sforzi e la nostra attenzione saranno indirizzati alla reale risoluzione del problema? Quanto siamo veramente tecno-logici?

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NZ – nathanzippo@msn.com

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Berlusconi, 29 settembre 2011

Tanti auguri Presidente, a lei.. e a noi.

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NZ – nathanzippo@msn.com

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