Alle 12:48 di questa giornata di Santo Stefano, il giornalista Dario Di Vico (link), in aria di “cazzeggio” come molti italiani, lancia su Twitter una domanda: Vi sono mancati i giornali di carta?. Passa qualche ora ed ecco subito la pubblicazione dei risultati di “quello che era un cazzeggio ed è diventato un mini-sondaggio”: (link).
L’analisi pungente e sofisticata del giornalista afferma che: I romantici, chiamiamoli così, sostengono che i giornali di carta sono un’abitudine irrinunciabile dell’inizio di giornata. “La prima cosa che penso quando mi sveglio” oppure “la mattina non vedo l’ora”, “non sapevo cosa leggere a colazione”. Ma questo non basta, e l’arguta ricostruzione del “mini-sondaggio” si conclude come segue: In molti hanno risposto con un NO secco e basta. In generale i contrari hanno argomentato pochissimo e in due-tre sono arrivati a lamentare i soldi pubblici dati ai giornali e sprecati.
Tra i “due-tre” c’è anche il mio Twitt delle 12:53: I giornali di carta non mancano a nessuno. L’informazione su carta è morta da tempo nonostante sia ancora pagata. @dariodivico | NZ.
Questione dei finanziamenti all’editoria a parte, che per la sua nota e stranota vergognosa esistenza merita trattazione distinta, le domande che meriterebbero risposta sono altre. In particolare: “Non sapevo cosa leggere a colazione” è forse un’argomentazione articolata, complessa e soddisfacente? E soprattutto, tralasciando l’ipocrisia e la demagogia giornalistica dimostrata, come si fa ad argomentare in 140 caratteri?
Caro Dario Di Vico, per le idiozie come la sua domanda ne basterebbero sicuramente anche meno.
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NZ – nathanzippo@msn.com